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Negli ultimi anni la micromobilità ha dimostrato di essere una valida alternativa ai mezzi di trasporto motorizzati privati, ponendosi spesso come completamento del trasporto pubblico per colmare l’atavico divario fra primo ed ultimo miglio nei servizi offerti da quest’ultimo.

Studi recenti hanno dimostrato il potenziale dell’integrazione fra micromobilità e trasporto pubblico nell’offrire un servizio flessibile, efficiente, accessibile e “porta a porta” ai passeggeri, andando a competere direttamente con l’uso eccessivo di auto private quando non necessario.[1]

Inoltre, un’integrazione di questo tipo risponderebbe alle attuali esigenze di riduzione dell’impatto ambientale degli spostamenti, del traffico e della congestione nelle città.

Ma in che modo le aziende di trasporto possono abbracciare questa tipologia di integrazione con processi sostenibili per il business?

A livello pratico, le integrazioni fra trasporto pubblico e micromobilità sono solitamente di tre tipologie:

  • Integrazione commerciale
  • Integrazione digitale
  • Integrazione fisica

L’integrazione commerciale

Al pari del trasporto pubblico, la micromobilità rappresenta un bene comune e, in quanto tale, offre un servizio utile ai cittadini con lo scopo di migliorarne le abitudini di trasporto, la mobilità urbana ed il livello di attività fisica. A riprova dell’utilità di questa integrazione, un report di EIT dimostra la necessità, per gli operatori di trasporto pubblico, di essere presenti in tutta la filiera di viaggio dei passeggeri. Nello specifico, EIT riporta i risultati di un esperimento condotto a tal fine a Monaco di Baviera: “l’accessibilità al trasporto pubblico è incrementata dal 21% al 68% quando la micromobilità è stata integrata nell’offerta.”[2]

Inoltre, un ulteriore vantaggio per le autorità di trasporto sarebbe l’accesso a dati puntuali sull’origine e sulla destinazione finale degli spostamenti dei propri passeggeri che andrebbero ad arricchire i dati già raccolti dai servizi di trasporto pubblico.

L’integrazione digitale

In virtù dell’importanza dei dati per approfondire la conoscenza dei propri utenti e garantire un servizio di alta qualità anche in contesti mutevoli, l’integrazione digitale si pone come elemento cruciale anche per un processo di integrazione efficace ed efficiente.

Infatti, in ambito di micromobilità, la raccolta, la condivisione e l’analisi dei dati in tempo reale sono particolarmente importanti per la progettazione di un servizio che soddisfi le reali esigenze dei cittadini. Ciò è soprattutto vero nelle partnership fra pubblico e privato, nelle quali la condivisione dei dati risulta fondamentale per poter definire e regolamentare progetti che impattano direttamente sui beni pubblici.

L’integrazione digitale è resa possibile grazie all’uso di moduli IoT, che permettono ai veicoli di comunicare con l’utente e con il sistema di gestione tramite il “digital layer” dei veicoli stessi, inviando dati in tempo reale sull’uso della flotta, sul viaggio e sul comportamento dello specifico utente, sullo stato della flotta e del veicolo in uso e sulla posizione.

L’accessibilità al trasporto pubblico è incrementata dal 21% al 68% quando la micromobilità è stata integrata nell’offerta.

L’integrazione fisica

L’integrazione fisica tra micromobilità e trasporto pubblico è il primo step, fondamentale per promuovere questa tipologia di mobilità. Il raggiungimento di questa integrazione è anche l’ostacolo più imponente per entrambe le parti, poiché sono coinvolte le infrastrutture fisiche cittadine. Fortunatamente, sono numerose le città a livello europeo che stanno promuovendo un maggior utilizzo di mezzi alternativi alle auto (come biciclette ed e-bike, monopattini e scooter elettrici) e che stanno investendo nella costruzione di infrastrutture idonee, quali piste ciclabili continue, corsie preferenziali e rimozione delle barriere architettoniche ove possibile.

Alcuni studi dimostrano come la presenza di piste ciclabili continue, sicure ed accessibili sia di cruciale importanza per la crescita del servizio; infatti, come riportato da alcuni progetti sperimentali condotti, fra gli altri, a Fortaleza, in Brasile, la popolazione che utilizza il servizio di micromobilità in presenza di piste ciclabili dedicate aumenta da 22.000 a 103.000.[3]

Non soltanto piste ciclabili e corsie preferenziali, ma anche chioschi per la riparazione dei veicoli, hub di micromobilità sicuri e ben distribuiti nel territorio cittadino (studi hanno dimostrato che la distanza ideale non dovrebbe superare i 300mt dalla stazione di trasporto pubblico), stazioni di ricarica per i veicoli elettrici e possibilità di trasportare il veicolo noleggiato su bus e treni.

Queste sono soltanto alcune delle strategie da attuare per poter colmare il divario fra primo ed ultimo miglio, utile ad allargare il bacino di utenti del trasporto pubblico offrendo una soluzione di trasporto continua, fluida e ben calibrata sulle esigenze di passeggeri e municipalità.

A Fortaleza, in Brasile, la popolazione che utilizza il servizio di micromobilità in presenza di piste ciclabili dedicate aumenta da 22.000 a 103.000

Sia per gli operatori di micromobilità che per le autorità del trasporto pubblico è fondamentale entrare in possesso di tutte le informazioni necessarie e avere accesso alle competenze utili al fine di poter valutare un’espansione dell’offerta in tal senso; per questo motivo negli ultimi mesi sono state condotte ricerche ed analisi che sono confluite in un report che approfondisce ed indaga gli aspetti più importanti del processo di integrazione, dalla fase valutativa sino ad arrivare a fornire strumenti pratici per la scelta e la gestione del servizio.

Come affermato da Gabe Klein, CEO di Bikeshare e Divvy: “La maggior preoccupazione del trasporto è stata, per anni, la gestione di bus e treni piuttosto che la cura dell’intera esperienza di viaggio. Siamo tutti consapevoli dell’importanza dei mezzi pubblici, ma se non si diventa parte attiva nell’intero ecosistema della mobilità si rischia di diventare irrilevanti.”[4]

  • [1] G. Oescher, P. Carroll, B. Caulfield, Micromobility and public transport integration: The current state of knowledge, Science Direct, December 2020
  • [2] EIT, Urban Mobility Next #4. EIT Urban mobility, October 2021
  • [3] G. Oescher, P. Carroll, B. Caulfield, Micromobility and public transport integration: The current state of knowledge, Science Direct, December 2020
  • [4] D. Zipper Transit Agencies Can Make Bikeshare Work Better. Bloomberg.com, April 2021

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